| Iniziato a costruire nel 1316
dal conte Francesco I Ventimiglia sul colle di San Pietro
d'Ypsigro, donde l'appellativo di "Castello del buon
aere",
da cui prese nome Castelbuono. Nel complesso della struttura
venne inglobato un "fortilizio" bizantino.
Durante il sec. XVII furono apportate radicali trasformazioni
per esigenze di abilità, essendovisi trasferite da
Palermo alcune famiglie dei Ventimiglia; d'altronde non
ebbe mai finalità strategiche, per la sua posizione
geografica a valle.
La originaria architettura non è facile identificarla;
ed è pervenuto con caratteristiche compositive arabo-normanno
sveve: la forma a "cubo" che dimostra,
richiama l'architettura araba, le "torri quadrati"
- pur se incorporate quelle del prospetto, ma dietro erano
isolate - rispecchiano l'architettura normanna, la "torre
cilindirca" esprime moduli di architettura sveva.
La "merlatura ghibellina" a "coda di
rondine" è stata demolita nel 1820, in quanto
pericolosamente lesionata a causa del terremoto che colpì
le Madonie, e Castelbuono in grave modo. Una "galleria
sotterranea" comunicava con la chiesa di S.Francesco,
del 1322, posta nell'alto dell'abitato, posta nell'alto
dell'abitato. Scalette segrete sono state scoperte fra
lo spessore dei grossi muri che intercomunicavano con i
vari piani. Stanze a pianterrteno e nel sottosuolo ci riportano
alla dominazione feudale: celle anguste per i condannati
per reati gravi, ambienti comuni per i reclusi per reati
minori. Resiste al tempo il soffitto ligneo quattrocentesco
decorato con figure chimeriche variopinte, poggiante su
"mensole" artisticamente intagliate.
Mentr'era vicario di Sicilia il conte Francesco II Ventimiglia,
soggiornò nel castello il sovrano Federico III d'Aragona
nel 1357. Ornata da stucchi dei fratelli Giuseppe e Giacomo
Serpotta, eseguiti nel 1683, è la Cappella Palatina,
ove in un Urna si trova custodita la reliquia del teschio
di Sant'Anna, patrona di Castelbuono; l'urna fa da piedistallo
al mezzobusto scultoreo d'argento della Santa, opera del
1521.
L'artistico "Coro" ligneo è opera dello
scultore Castelbuonese Domenico Coco, 1760.
Cappella
Palatina. Attribuita al fratello di Giacomo Serpotta,
Giuseppe, e datata 1683, la decorazione della cappella si
presenta come un insieme complessivamente lontano dal fluire
di moto che caratterizza l'opera di Giacomo: il modellato
è più rigido; il repertorio delle decorazioni
spesso riprende quello tardo manieristico e seicentesco;
le figure dei lottatori, simboleggianti cristianesimo e
Paganesimo, hanno unapiù dichiarata monumentalità;
ma le invenzioni dei teatrini dei tondi della parete di
fondo sono già, nella loro composizione, esempi che
sembrano guardare al maggiore dei Serpotta, e in una fase
della sua attività non così precoce come la
datazione al 1683 lascerebbe, invece supporre.
E' possibile che, nella parete di fondo sia intervenuto
in un momento successivo uno scultore della sua cerchia,
quel Vincenzo Messina che risulta documentato, nei primi
anni del '700, per
gli altari della Matrice Nuova, dove la struttura con le
colonne tortili con racemi riprende il modello della prima
importante impresa serpottiana: gli altari della chiesa
di Carmine Maggiore, a Palermo, eseguiti, insieme al fratello
Giuseppe, tra il 1683 e il 1684.
In ogni caso la precocità con cui il linguaggio serpottiano
trova riscontro a Castelbuono è, probabilmente, l'ultima
testimonianza di quella vocazione all'apertura che caratterizza
il tessuto storico-artistico del centro madonita.

In quest'urna che si trova nella Cappella Palatina, vi è
custodita la reliquia del teschio di S.Anna,
Patrona di Castelbuono; l'urna fa da piedistallo al mezzo
busto scultoreo d'argento della Santa, opera del 1521.
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