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Editoriale de "Le Madonie" del
primo numero a stampa
(24
luglio 1921)
Castelbuonesi!
Ben pensate le parole del motto antico: Chi cerca trova, chi insiste
vince.
E noi abbiamo vinto. Il nostro giornaletto, che ci costa tanti
sacrifici, è ormai varato.
Il nome sintetico e simbolico di "Bancarello" abbraccia
tutti gli operai, che tengono i loro ferri del mestiere sopra
un banco qualsiasi.
I nostri proponimenti sono semplici, e si racchiudono in una sola
parola: "benessere". Cercheremo di tenerci a contatto
con tutte le classi sociali, di raccogliere le loro voci, di riassumerle,
rafforzarle e sostenerle. Cercheremo di sfatare quella specie
di egoismo, che piglia piega spaventevole, indicando il bersaglio
preciso per puntare verso la collettività.
Saremo i propugnatori instancabili, e faremo il nostro dovere
con coraggio come abbiamo imparato a fare durante i quattro anni
di guerra, passati nelle trincee, negli accantonamenti, nelle
tradotte, negl’attendamenti, nelle lunghe e faticose marce.
La nostra parola rude, ma semplice, non avrà paura delle
critiche e delle invettive dei maligni.
Siamo degl’umili operai che al pari degl’altri, ci
sentiamo in diritto di recare il nostro contributo e prestare
la nostra opera per il risorgimento del nostro paese.
Ci baseremo sull’educazione, specialmente dei ragazzi; ci
occuperemo delle necessità impellenti che urgono alla nostra
Castelbuono.
Porteremo avanti dei progetti, che per ora sono assurdi, ma che
domani saranno possibili, cedendo il passo al cammino metodico,
ma sicuro della civiltà. Se ci mancano i mezzi non ci mancano
le idee. Con la nostra propaganda, basata solamente sul benessere
paesano, siamo sicuri di vincere.
Col nostro programma giusto e dettagliato, siamo certi di trasformare
Castelbuono. Non mancherà per noi, a portare avanti tanti
propositi audaci: il rinnovamento delle strade, la fabbricazione
dell’edificio scolastico, l’asilo infantile, la riforma
delle trazzere, l’ampliamento del teatro, l’incremento
del movimento dei forestieri, il giardino zoologico, il nuovo
moderno, il macello, l’acqua ad ogni casa, la luce elettrica,
lo sventramento del burrone fontanelle, il monumento dei caduti
(ci riserviamo di indicare il posto), la stazione climatica nelle
nostre contrade montane, mezzi di locomozione e tranviarie, il
campo sportivo (contrada San Paolo), l’aumento dei tronchi
stradali, il ristabilimento del difficile problema edilizio, il
mantenimento dei nostri monumenti artistici, il ripristinamento
della fiera S. Anna (additeremo il modo di farla risorgere), l’impianto
di una villa da passeggio, e in conseguenza l’abolizione
della richiesta di matrimonio a mezzo di… terze persone.
Ancora l’ultima: l’impianto di una tipografia, che
si rende necessaria nel nostro paese tanto più ora che
"il bancarello" canta…
Dal lato finanziario, politico, economico, ci riserviamo di agire
in seguito, dovendo trattare argomenti importantissimi.
Cercheremo di sfatare a poco a poco, il pessimismo e l’apatia;
i tronchi che rovinano l’acciottolato paesano, mettendo
loro le radici al sole. Ci occuperemo principalmente dell’elevazione
morale, cercando d’inquadrare una gioventù forte
e libera, la quale vuole esplicare tutta una vita di rinnovamento
benefico.
Certi e sicuri che "il bancarello" troverà il
vivo consenso di tutti i cittadini, inviamo quali direttori, la
nostra più profonda riconoscenza per tutti coloro che pigliarono
a cuore il nostro periodico, umoristico, semiserio, di battaglie
civilizzanti, e siamo certi che l’avvenire non potrà
mancarci.
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