Comune di Castelbuono - Provincia di Palermo
mercoledì, 20 ago 2008
 Sei in: Home > citta > musei > F M Palumbo >
La città

 » La storia
 » Come Arrivare
 » Tour fotografico
 » Sport
 » Stampa locale
 » Musei
 » Associazioni culturali
 » Eventi
 » Manifestazioni e folklore
 » Artigianato locale
 » Ricettività alberghiera
 » Enogastronomia
 » Numeri utili
 » Parco delle Madonie
 » Università Castelbuono
 » I Nostri Sponsor

Il comune
 » Lo statuto
 » News
 » Concorsi
 » Bandi di gara e appalti
 » Atti amministrativi
 » Informalavoro
 » Autocertificazioni
 » Link utili
 » Ufficio Stampa
 » Filo Diretto
La comunità
 » Newsletter
 » YpsigroForum
 » Guestbook
 » Sondaggi
 » Vota questo sito
Utenti online 94
Numero Visitatori 1182120

Musei

Il Museo Francesco Minà Palumbo

Francesco Minà Palumbo Sede
Via Roma, n° 52 Castelbuono
Ex Convento S.Venera (Badia)
Tel. 0921.671.895
Tel/fax 0921. 677.174

Orari di apertura
:
dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

Indirizzo Internet: http://www.museominapalumbo.it

Email:
museocivico@comune.castelbuono.pa.it

:.
 INFORMAZIONI
:. COMITATO SCIENTIFICO
:. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
:. EVENTI AL MUSEO
:. LO STATUTO DEL MUSEO
:. GLI STUDI DI F. M. PALUMBO

Storia di F. Minà Palumbo e del Museo.
Santa Venera Badia Un giorno del 1839, probabilmente in luglio, Francesco Minà Palumbo, da Napoli, dove aveva concluso il suo curriculum studiorum, si pose in viaggio e in una settimana raggiunse Castelbuono; via nave, da Napoli a Palermo, e quindi con altro mezzo, in non meno di due giorni. E qui cominciò a lavorare da medico e da naturalista.
E' ovvia la domanda su cosa si potesse fare in un luogo così lontano dai centri culturali, allora, nell'800, quando, per raggiungerli, bisognava impiegare giorni e settimane, e quando, per ottenere un dato, un'informazione storica o scientifica, occorrevano spesso mesi. La sola risposta possibile, coi mezzi limitati di allora, è che il tempo altrimenti perduto in viaggi venisse affidato ad altri o alle poste, conservando per sé la parte essenziale delle attività: lo studio, l'esplorazione o qualsivoglia altro tipo di azione.

Questa considerazione, per niente originale, si desume dal pensiero e dall'operato dello stesso Minà Palumbo: perché ciò è proprio,quanto egli stesso, esploratore nato e senza avalli per entrare nelle regie accademie, fece al suo ritorno in paese dopo aver terminato gli studi.
E probabile che all'inizio non avesse un programma preciso. Si dedicò subito, infatti, all'attività di medico e di agronomo, professioni che all'epoca non erano frequenti né a Castelbuono, né sulle Madonie. Ma dopo appena qualche anno, si registrava già chiaro il segno di scelte orientate.
Nel 1843 appariva un articolo dello stesso Minà sul ritrovamento di un fagiolo pietrificato a Castelbuono. Il brano, piuttosto fantasioso, sarebbe irrilevante, se non fosse collegato ad un volumetto introduttivo alla storia naturale delle Madonie che, posteriore di un anno, contiene il programma di studi ed esplorazioni da svolgere. Data la complessità e la ricchezza del territorio, il piano era molto ambizioso, e qualcuno, come Francesco Tornabene, fondatore dell'Orto botanico di Catania espresse qualche malizioso commento.
Ma Ciccio Minà (come lo chiamavano familiarmente i suoi compagni della scuola di Vincenzo Tineo presso l'Orto botanico di Palermo) era già all'opera e raccoglieva dati, reperti, tutto quanto fosse importante per la lettura del territorio nebrodense (così si chiamavano allora le Madonie) in chiave naturalistica, agraria, storica, preistorica, etnologica, umana nel senso più ampio.
Ad ogni reperto erano legati appunti, pubblicazioni, scritti di ogni genere, e ne dava informazione ai suoi amici di Palermo prima, e poi agli scienziati che ne avessero bisogno, da Napoli, Pavia, Torino, Firenze, a Regensburg in Germania, Parigi, in tutt'Europa.
Qualche mese prima di morire, nel 1899, ottantacinquenne, scriveva e raccoglieva ancor per il suo museo, ormai noto dovunque negli ambienti naturalistici, per la divulgazione dei tesori conservati nello scrigno delle Madonie. li museo comprendeva, fra l'altro, le collezioni di minerali, fossili, utensili, e documenti preistorici e storici, l'erbario con l'intera flora spontanea delle Madonie e le piante di interesse agrario e patologico, uccelli, mammiferi, rettili, pesci, insetti, una biblioteca ricca di testi antichi e rari, i manoscritti e la corrispondenza con i maggiori studiosi italiani e stranieri dell'epoca, oltre all'iconografia della storia naturale delle Madonie, mai pubblicata e quasi mitica per la bellezza di ben 500 tavole raffiguranti uccelli e piante del territorio.
Per avere un'idea sommaria dell'importanza scientifica di questo materiale, si consideri che esso servì per le oltre 400 pubblicazioni, tra scientifiche e divulgative, dello stesso Minà Palumbo e per quelle di coloro che, affrontando lo studio delle Madonie, si rivolsero a lui.
Questi ultimi, come si desume dal carteggio, non furono pochi; ma volendo ricordare solo alcuni dei maggiori, si possono citare i botanici Giovanni Gussone, Michele Loiacono Poiero e Filippo Parlatore, oltre al tedesco Gabriel Strobl, che scrisse una Flora der Nebroden; e poi il geografo Theobald Fischer, che utilizzò quindici anni di dati meteorologici pazientemente raccolti dallo stesso Minà; Giuseppe Pitré, che ebbe informazioni sulle tradizioni popolari delle Madonie e ancora, un gran numero di zoologi, fra cui i Costa di Napoli, Rondani, Bertolini.
Tutto questo materiale per circa sessanta anni rimase nella casa del Minà Palumbo, gelosamente custodito dal nipote Michele Morici, che, tuttavia, ne permetteva la consultazione agli studiosi.
Successivamente (le collezioni prima, la biblioteca e altro materiale poi), fu affidato dagli eredi al Comune di Castelbuono, che in un primo tempo lo mantenne nel castello e poi nell'antico edificio del Banco di Corte dei Ventimiglia, che, trasformato in carcere e recentemente restaurato, lo ospita fin dal 1989. Una parte delle collezioni è stata esposta ed annualmente accoglie non meno di 10.000 visitatori.
Ad alimentare questo flusso, considerevole per un piccolo museo perife rico, sono principalmente turisti occasionali, scolaresche e naturalisti dilettanti.
Queste cifre permettono interessanti riflessioni sul ruolo e il significato dell'opera di Francesco Minà Palumbo; ciò, ovviamente, nel contesto del parco delle Madonie, perché di esso il museo va assunto a simbolo.
Oltre a Castelbuono, infatti, non esiste luogo dei territori rientranti nel parco, dal mare fino al suo cuore e fino ai confini meridionali, le cui peculiarità naturalistiche non siano documentabili con reperti delle collezioni e con annotazioni e scritti dell'eclettico naturalista madonita.
Il valore di questa documentazione è soprattutto storico, ma conserva ancora il suo interesse scientifico, e lo mostra il fatto che specialisti botanici, zoologi, ecc., che, in numero irrilevante rispetto alla massa, ma non trascurabile, continuano a frequentarlo.
Un aspetto non meno importante consiste nella potenzialità che le collezioni, così come sono, hanno nei confronti della divulgazione e della didattica.
A completamente del restauro, attualmente in corso, e nella sede definitiva prevista nei locali del la Badia, esse offriranno, come in parte anche adesso, un quadro completo e immediato delle ragioni che hanno generato l'istituzione del parco.
Si prestano egregiamente, inoltre, ad essere utilizzate come materiale di riferimento in un laboratorio a funzione bivalente nei confronti delle attività scientifiche e della preparazione di divulgatori del patrimonio naturale nebrodense effettivamente in grado di svolgere tale compito.
Una funzione simile sarebbe unica in Sicilia, come d'altra parte lo è il museo nell'attuale situazione.
Questo ha tante potenzialità quante sono le sue ricchezze: come altro esempio fra i tanti, si può ricordare l'iconografia già citata che è l'esplicitazione del significato e del ruolo che Minà Palumbo attribuiva al museo stesso.
La sua pubblicazione, col consenso della famiglia Morici, discendente dell'illustre naturalista e attuale proprietaria dell'opera, consentirà di realizzare la grande ambizione insoddisfatta del suo autore, e di fornire uno strumento di grande validità storica e scientifica per la divulgazione del patrimonio naturale delle Madonie.

Cerca nel sito

Newsletter
Iscriviti alla Newsletter: riceverai nella tua casella di posta tutte le novità di Castelbuono.

YpsigroForum
Login
Password
Registrati
Link istituzionali
Realizzato da IT&T s.r.l.
Comune di Castelbuono - Provincia di Palermo - Regione Sicilia C.A.P. 90013 - C.F. 00310810825